orge
003-Country orgy
08.09.2025 |
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"Poi Dario si mise a terra e i tre uomini, senza parlare, si disposero a triangolo spompinandosi a vicenda..."
Era sera ormai, quando due vetture entrarono nel parcheggio dirigendosi verso il fondo dove sostava la sette posti di Emanuele. Lui e Sandra (sua moglie) stavano chiacchierando e ridacchiando appoggiati alla carrozzeria.Dalle automobili scesero Stefano e Cristina e Dario e Lucia.
«Ah, bene! Siete arrivati insieme!» esclamò Emanuele staccandosi per andare loro incontro.
Stefano e Dario stavano portando ciascuno una borsa termica XXXL.
«Qualcosa da sgranocchiare.» spiegò Lucia.
«Ma anche da bere!» aggiunse Cristina con un sorriso. Emanuele aprì il bagagliaio,
Scambiati baci e abbracci, le tre coppie presero posto all’interno del veicolo che uscì dal parcheggio per raggiungere la strada sterrata con la sbarra e da lì il casolare in mezzo ai campi.
Nella penombra del tramonto, l’edificio si mostrò per ciò che era: una vecchia villa di campagna.
L’edificio, non molto grande, era costruito con il primo piano rialzato di mezzo metro da terra. I muri erano in gran parte scrostati e lasciavano intravedere i mattoni rossi. Le imposte alle finestre sia del pianterreno, del primo e del secondo piano erano state sostituite da pannelli di acciaio verniciato di nero opaco.
Emanuele si arrestò davanti a una grande parete nera, alta quattro metri e larga tre. Sandra puntò il telecomando che aprì una grande e silenziosa porta basculante. Contemporaneamente si accesero anche i neon di quello spazioso garage dalle pareti bianche.
«Li facevano esageratamente grandi.» spiegò Emanuele con una debole risata.
Spento il motore, i sei scesero, recuperarono le borse termiche e camminarono sul ghiaino che ricopriva l’intero cortile fino ai tre gradini dell’ingresso. Sandra puntò il telecomando in direzione del garage che si richiuse.
«Abbiate un attimo di pazienza!» disse Emanuele. Utilizzò tre chiavi a doppia mappa per tre diverse serrature: una in alto, un’altra in mezzo e l’ultima a pochi centimetri da terra.
«Quanta prudenza!» commentò Dario.
«È una casa isolata e io voglio stare tranquillo. Ci sono anche delle telecamere a infrarossi e rilevatori di movimento.» spiegò il padrone di casa. Gli altri si guardarono attorno ma ormai era troppo buio.
Emanuele tirò con forza il maniglione di ferro saldato alla porta.
«Quant’è spessa?» chiese Dario.
«Direi dieci centimetri.» rispose Stefano ed Emanuele annuì sorridendo.
Dietro a quella porta ce n’era un’altra, una normale porta blindata.
Varcata la soglia, Emanuele accese la luce e fece strada. Sandra, entrata per ultima, le chiuse entrambe utilizzando le sue copie.
Percorsero un breve corridoio alla fine del quale c'era una una scala che portava verso il basso.
Il padrone di casa accese un’altra luce e si incamminò.
Una volta giù, si ritrovarono tutti in un ampio salone dal pavimento in assi di legno.
«Vi chiedo gentilmente di togliervi le scarpe prima di andare oltre.»
Gli ospiti non se lo fecero ripetere.
Alla loro destra notarono un bancone da bar lungo tre metri e un frigorifero.
Davanti a loro il pavimento di legno era stato ricoperto da pannelli imbottiti, come fosse un tatami. Contro la parete erano stati sistemati degli elementi che formavano un lungo divano di circa quattro metri.
«Accomodatevi!» disse Emanuele e andò dietro al bancone. «Facciamo un brindisi?»
Stefano e Dario depositarono i loro borsoni e raggiunsero gli altri.
Il padrone di casa mise in fila sei flutes, stappò una bottiglia di spumante secco e versò. Brindarono e bevvero.
Alle spalle di Emanuele c’era un lettore CD con l’ingresso USB in cui era già stata inserita una chiavetta.
«Un po’ di atmosfera...» Emanuele accese e partì a volume giusto “Careless Whisper”. I brani successivi erano tutti lenti, un po' blues, un po' jazz e col saxofono.
Poi armeggiò ad una consolle e le luci si abbassarono prendendo una nuance che cambiava in loop dal porpora al viola fino all’arancio.
«Non siamo un po’ troppo vestiti?» chiese Sandra e lasciò cadere a terra la sua gonna.
«Penso di sì.» disse Stefano. Si mise dietro sua moglie e abbassò la lampo del suo tubino. «Grazie, amore!» disse lei con una mezza risata. Poco dopo furono tutti nudi. Stefano e Cristina si distesero e si scambiarono baci sulla bocca. Dario e Lucia li osservavano abbracciati commentando a bassa voce sorridendo.
«Ci avviciniamo?» propose lui.
«Di già?» chiese lei.
«Hai ragione, facciamoli scaldare un po’.»
Emanuele e Sandra si avvicinarono abbracciati e si sedettero «Avremmo una domanda.»
Stefano e Cristina interruppero le loro effusioni per ascoltare e Dario e Lucia si sedettero.
I padroni di casa erano seduti con le gambe incrociate. Emanuele guardò Stefano e poi Dario negli occhi. Prese fiato e disse «Avete mai avuto la curiosità di giocare con un uomo?»
Stefano deglutì e si voltò verso Cristina.
Dario si schiarì la voce «Io ho soddisfatto questa curiosità.»
Cristina si sporse con gli occhi spalancati e lo fissò per qualche istante.
Fu Stefano a riprendere la parola rompendo il silenzio «Io ho soltanto fantasticato. Perché la domanda, Emanuele?»
Sandra ridacchiò.
Emanuele fece un profondo respiro e alzò lo sguardo al soffitto come se stesse rovistando nella sua memoria «Beh, quest’estate, durante un trio con un singolo di Marsiglia...beh, gliel’ho menato e gliel’ho preso in bocca.»
«Ah!» fece Stefano.
«E mi è piaciuto.» dichiarò Emanuele.
«“mi è piaciuto” è un eufemismo!» rise Sandra e abbracciò il suo uomo.
«Non vuoi provare?» bisbigliò Cristina all’orecchio di Stefano.
«Non so...» rispose lui muovendo appena le labbra.
Emanuele si alzò e si distese davanti alla coppia. Il cazzo era duro e scappellato.
Cristina prese la mano del suo uomo e la avvicinò al membro dell’amico. Stefano non oppose resistenza. Aprì le dita e afferrò il cazzo. «Com’è?» chiese Cristina.
Dario e Lucia si avvicinarono.
«Mi fa strano ma al tempo stesso mi eccita.» la voce di Stefano era bassa e rauca.
Cristina si abbassò e prese il cazzo di Emanuele in bocca e lo aspirò. Si staccò con un "plop". «Adesso assaggialo anche tu!»
Stefano la fissò, il battito accelerato e una vampata di calore lo fece arrossire.
«Tira fuori la lingua e passagliela sulla cappella. Guarda, così!» Cristina eseguì fissando lo sguardo in quello del marito.
Stefano avvicinò la faccia verso il cazzo. Diede una prima leccata lungo l’asta partendo dal basso. Si staccò e notò la goccia di pre-sborra che era affiorata sul glande violaceo. «Cazzo, com’è bello...» mormorò.
«Vero?» fece Cristina che si stava eccitando. «Assaggia.» gli disse a bassa voce e posò una mano sulla sua.
Stefano leccò. Fu più il contatto con la cappella gonfia che il gusto salato a farlo decidere definitivamente: aprì la bocca e fece entrare l’asta oltre la metà. Chiuse le labbra e aspirò. Poi mosse la testa su e giù.
«Cazzo!» esclamò Emanuele rovesciando la testa all’indietro. «Cazzo! Che goduria! Succhia, troia, succhia!»
Stefano accelerò il ritmo poi si tolse il cazzo fradicio di saliva dalla bocca e lo menò un po’ a mano. Emanuele si sollevò sui gomiti «Dai, baciami, baciami con la lingua!»
Stefano lo fece. I due uomini ansimarono e partì un applauso da parte degli altri.
Stefano si staccò «Porca puttana...» riuscì a dire col poco fiato che gli era rimasto.
«Mica male essere un po’ froci, vero?» rise Emanuele.
Dario si era avvicinato e stava in piedi davanti a Stefano presentandogli la sua erezione «Un po’ a ciascuno, non fa male a nessuno!» disse serio.
Stefano non esitò e glielo ciucciò per qualche istante.
Poi Dario si mise a terra e i tre uomini, senza parlare, si disposero a triangolo spompinandosi a vicenda.
Cristina, avanzando a gattoni, si avvicinò alle altre due donne che osservavano con un misto di curiosità ed eccitazione.
«Non è che questi qui, adesso, si convertono al frocismo e ci lasciano a bocca asciutta?»
Sandra e Lucia risero. Poi, tornata seria, Sandra disse «Perché? Non ti basta come te la lecchiamo io e Lucia?»
«Nulla da dire contro la vostra arte linguistica! Però il cazzo è sempre il cazzo!»
«Hai ragione. Hai proprio ragione!» Sandra sorrise e si alzò.
«Che succede?» chiese Lucia.
«C’è un’altra sorpresa, stasera! Venite fuori, ragazzi!»
Da dietro il bancone, dove erano rimasti nascosti per tutto il tempo, emersero tre uomini. Erano già nudi e potevano avere tutti circa quarant’anni. Due erano discretamente in forma. Il terzo aveva un po’ di pancetta ma con un dignitoso cazzo e una bella curvatura.
«E questi chi sono?» esclamò Lucia.
«I rinforzi!» rise Sandra.
I tre salirono sul tatami ma, anziché avvicinarsi alle donne, si fermarono in piedi davanti al “triangolo frocesco”. Il più anziano, rivolgendosi a Stefano disse «Che ne dici di assaggiare questo?»
Lui non se lo fece ripetere e, dopo avergli baciato e leccato i coglioni, si dedicò all’asta e alla cappella lucida.
Emanuele e Dario si avventarono sugli altri due.
«Ma non erano per noi quei rinforzi?» protestò Cristina voltandosi verso Sandra.
«Tempo al tempo. Falli scaldare un po’, no? E poi a me arrapa vedere Emanuele che fa la troia con un uomo!»
«Vabbe’, e se intanto lesbicassimo un po’?» propose Lucia e stampò un bacio sulla bocca di Cristina che la mise distesa sulla schiena. Sandra ne approfittò per aprirle le gambe e baciarle la passera.
«Mentre lecchi sforbiciamoci un po’!» disse Cristina rivolta a Sandra che sollevò una gamba. Le due donne si incastrarono in modo che le loro bernarde vogliose si potessero sfregare e iniziarono il loro gioco.
Lucia, trovandosi abbandonata, si sgrillettò guardandole. Ma non lesinò neppure le giuste attenzioni agli uomini. Fu uno di loro, uno dei nuovi arrivati che si stava facendo spompinare da Dario, che si staccò dal gruppo e la raggiunse.
«Non hai bisogno di preliminari, vero? Devi essere fradicia!»
«Eccome! Entra e riempimi con quel bel cazzo!» rispose la donna.
Secondo voi, il nuovo arrivato se lo fece ripetere?
No, però si fece firmare una liberatoria!
Scherzo!!!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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